Appalti, opera incompiuta

Tipologia
Notizia
Data
30/04/2018

Per vincere questa sfida il governo Renzi aveva puntato tutto sul rilancio degli investimenti e sulla riforma del codice degli appalti che, in effetti, qualche risultato sta cominciando a mostrarlo: il 2017 segna una forte crescita del valore dei bandi per quanto riguarda i servizi tecnico-professionali (+34,6% in numero e +319,0% in valore sul 2016) mentre il primo trimestre 2018 segna una crescita più modesta dei lavori pubblici (+18,6% in numero e +37,6% in valore sull' analogo trimestre del 2017).

La differenza si spiega con il fatto che dalla pubblicazione del bando all' apertura dei cantieri possono passare anche molti anni, come visto sopra. Il nuovo codice ha fatto sforzi importanti per moralizzare il settore.
Tra questi il divieto delle varianti in corso d' opera che, nella maggior parte dei casi, servono alle imprese per recuperare il ribasso d' asta: si tratta di una prassi perversa, alla quale si dovrebbe porre fine con l' obbligo del progetto esecutivo. Altri aspetti positivi dovrebbero essere i commissari di gara esterni per ridurre la commistione tra affari e politica e la riduzioni delle stazioni appaltanti, nonché la possibile rivisitazione del sistema di qualificazione delle imprese. Detto ciò non mancano certo le criticità. Intanto, dopo due anni, i provvedimenti attuativi già approvati sono solo 23 su un totale di 62. Alcune norme potrebbero essere a rischio di violazione di direttive europee.
E, soprattutto, la complessità della riforma ed il suo tentativo di regolamentare non i singoli casi, ma i principi, hanno spesso messo in difficoltà le amministrazioni pubbliche le quali, come arma di difesa più utilizzata, hanno adottato il rinvio delle decisioni più rischiose. Secondo il presidente dell' Ance, Gabriele Buia, «le norme sono incomprensibili anche per le pubbliche amministrazioni che le devono applicare: bloccano le opere, ma non l' illegalità». A queste critiche il presidente dell' Anac, Cantone, intervistato da ItaliaOggi Sette, risponde che «la complessità del Codice è diventata la scusa dietro la quale pezzi dell' amministrazione pubblica hanno in realtà provato a boicottarlo, fino a inondare l' Anac di quesiti dalla risposta evidente o relativi a competenze che non ha Insomma, una vera e propria fuga dalle responsabilità».
Mentre «sul lato privato, c' è l' uso del contenzioso a fini strumentali. Finché sarà possibile ottenere in giudizio più soldi che facendo i lavori, difficilmente le cose cambieranno». Forse il problema principale è che la complessità della riforma è tale che i tempi originariamente previsti si sono dimostrati del tutto insufficienti. È così mancata una disciplina transitoria che desse certezze alle imprese e alle pubbliche amministrazioni che si trovano in mezzo al guado in attesa che tutte le regole diventino operative. Anche il tentativo di ridurre il contenzioso attraverso il parere di precontenzioso dell' Anac non è servito a molto, a causa dei tempi troppo lunghi richiesti dalla procedura: un parere che arriva dopo sei mesi non serve ad accelerare i tempi, ma ad allungarli.

 

A cura di Italia Oggi Sette del 30/04/2018 - autore MARINO LONGONI


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