L'Ue boccia il project financing

Tipologia
Notizia
Data
30/03/2018

Notevoli ritardi nella realizzazione dei project finance di opere pubbliche cofinanziati dall' Unione europea; rischi di concorrenza insufficiente; inefficienze amministrative; necessario bloccare il ricorso diffuso e intenso al Partenariato pubblico privato (Ppp) fino alla soluzione delle criticità.

È quanto emerge dalla relazione della Corte dei conti europea su alcuni Ppp sostenuti con fondi europei in Europa (fra il 2000 e il 2014 l' Italia ha visto cofinanziati sei progetti per 553 milioni di euro, con una partecipazione Ue di 210 milioni, pari al 3,72% del totale dei contributi Ue. La Grecia è al 58,5%, la Francia al 5,7 la Spagna al 5,5, la Germania al 4,5%). Gli auditor della Corte hanno esaminato 12 Ppp cofinanziati dall' Ue in Francia, Grecia, Irlanda e Spagna nei settori del trasporto su strada e delle tecnologie dell' informazione e della comunicazione (Tic). Gli stati membri visitati rappresentavano circa il 70% del costo totale dei progetti (29,2 miliardi di euro) relativi ai Ppp sostenuti dall' Ue. La Corte ha valutato se i progetti sottoposti a audit siano stati in grado di sfruttare i vantaggi che i Ppp dovrebbero prevedibilmente produrre, se fossero basati su analisi valide e approcci idonei e se il rispettivo quadro istituzionale e giuridico generale degli Stati membri visitati fosse adeguato per un' attuazione riuscita dei Ppp. Nel complesso, è stato riscontrato che i Ppp hanno consentito alle autorità pubbliche di appaltare infrastrutture di grandi dimensioni attraverso un' unica procedura, ma hanno aumentato il rischio di una concorrenza insufficiente, indebolendo quindi la posizione negoziale delle amministrazioni aggiudicatrici. Per i Ppp nell' ambito dei quali vengono indette gare d' appalto, bisogna generalmente negoziare aspetti che non fanno normalmente parte degli appalti tradizionali, per cui occorre più tempo rispetto ai progetti tradizionali. Un terzo dei 12 progetti sottoposti a audit, con procedure d' appalto durate 5-6,5 anni, ha fatto registrare notevoli ritardi. Nel complesso, sette dei nove progetti portati a termine (per un costo aggregato per progetti di 7,8 miliardi di euro) hanno subito ritardi compresi tra due e 52 mesi. Inoltre, per completare le cinque autostrade sottoposte a audit dalla Corte in Grecia e in Spagna si è reso necessario un importo supplementare di fondi pubblici di quasi 1,5 miliardi di euro, fornito per circa il 30 % (422 milioni di euro) dall' Ue. A giudizio della Corte, questo importo è stato speso in maniera inefficace in termini di potenziali benefici che se ne potevano ricavare, anche perché adottati «senza alcuna analisi preliminare di opzioni alternative, come il Public sector comparator». Non era stato dimostrato che il Ppp garantisse il miglior rapporto tra benefici e costi e tutelasse l' interesse pubblico assicurando parità di condizioni come negli appalti tradizionali. La ripartizione dei rischi tra partner pubblici e privati è stata spesso inadeguata, incoerente e inefficace. La Corte europea sottolinea che per attuare con successo i progetti Ppp è necessario disporre di capacità amministrative non indifferenti, che possono scaturire solo da quadri istituzionali e normativi adeguati e da una lunga esperienza nell' attuazione di progetti Ppp. Queste capacità esistono solo in poche stati membri Ue. Da qui la conclusione che la situazione non corrisponde quindi all' obiettivo dell' Ue di dare esecuzione alla maggior parte dei fondi Ue tramite progetti a finanziamento misto, tra cui i Ppp. Quindi la Corte suggerisce alla Commissione europea di «non promuovere un ricorso più intenso e diffuso ai Ppp fino a quando le problematiche individuate non saranno state risolte e le raccomandazioni attuate con successo».

 

A cura di ItaliaOggi del 30/03/2018 pag. 52


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