L'offerta bassa non è per forza anomala

Tipologia
Notizia
Data
23/03/2018

L' offerta non è automaticamente anomala se risulta inferiore al valore delle tabelle ministeriali; occorre che vi siano discordanze considerevoli e ingiustificate.

Lo afferma il Consiglio di stato con la sentenza del della terza sezione del 13 marzo 2018 n. 1609 in merito alla verifica dell' anomalia di una offerta concernente un appalto (servizi di vigilanza) con il criterio del prezzo più basso. I giudici innanzitutto precisano che nelle gare pubbliche la verifica dell' anomalia dell' offerta è finalizzata alla verifica dell' attendibilità e della serietà della stessa ed all' accertamento dell' effettiva possibilità dell' impresa di eseguire correttamente l' appalto alle condizioni proposte. Ciò premesso, la valutazione della stazione appaltante riveste «natura globale e sintetica e costituisce espressione di un tipico potere tecnico-discrezionale riservato alla Pubblica amministrazione che, come tale, è insindacabile in sede giurisdizionale, salvo che la manifesta e macroscopica erroneità o irragionevolezza dell' operato, renda palese l' inattendibilità complessiva dell' offerta». È noto infatti che il giudice amministrativo non può procedere ad alcuna autonoma verifica della congruità dell' offerta e delle singole voci: si tratterebbe di una sorta di invasione della sfera propria della pubblica amministrazione. Il giudici può semmai verificare il giudizio sotto i profili della logicità, della ragionevolezza e dell' adeguatezza dell' istruttoria «ferma restando l' impossibilità di sostituire il proprio giudizio a quello della pubblica amministrazione, può esercitare il proprio sindacato». Venendo alla fattispecie esaminata il Consiglio di stato afferma che, per un appalto (servizi di vigilanza) in cui i riferimenti del costo del lavoro sono definiti da apposite tabelle ministeriali, un' offerta non può ritenersi anomala, ed essere esclusa, per il solo fatto che il costo del lavoro sia stato calcolato secondo valori inferiori a quelli risultanti dalle tabelle ministeriali o dai contratti collettivi: perché possa dubitarsi della sua congruità, occorre che le discordanze siano considerevoli e palesemente ingiustificate. Cosa che non era stata dimostrata in concreto.

 

 

A cura di Italia Oggi del 23/03/2018 pag. 36


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