Concessioni di committenza Proroghe contro norme Ue

Tipologia
Notizia
Data
07/03/2018

Non è conforme al diritto europeo la proroga di una concessione affidata senza gara prima del 1993, anno in cui entrò in vigore l' obbligo di gara previsto dalle direttive europee. Ingiustificabile il mantenimento di un sistema fondato sull' assenza di concorrenza quando vi siano tratte finanziate o aggiunte dopo il 1993.

Lo afferma la Corte dei conti (relatore Antonio Mezzera), con la delibera 20/2017 resa nota lunedì scorso e riguardante la linea 1 della metropolitana di Napoli affidata nel 1976 mediante concessione di sola costruzione (la cosiddetta concessione di committenza), un istituto che la stessa Corte dei conti rileva essere ormai «bandito dall' ordinamento europeo da vari decenni, caratterizzato da uno schematico e generico contenitore di interventi, sprovvisto di definizione tecnica ed economica, che ha prodotto una fattispecie progressiva che dura ormai da quarant' anni caratterizzata da dilatazione dei tempi e dei costi della realizzazione». Nell' analisi si mettono in luce diverse criticità riconducibili essenzialmente all' assenza di rischi per l' affidatario e a un ricarico di spese generali attraverso la remunerazione di una serie di servizi in percentuale sul valore della realizzazione che determinano aumenti ingenti dei costi, «moltiplicazione delle tappe realizzative e allontanamento nel tempo del raggiungimento dell' obiettivo finale». Ma il punto di maggiore interesse riguarda l' aspetto della vigenza della concessione di committenza di cui «il ministero delle infrastrutture ha comunicato di avvalersi per la realizzazione dei lavori». Su questo punto la Corte è più che netta: le «concessioni di committenza o di servizi non sono in regola con la normativa comunitaria», ma soprattutto «sono contrarie ai principi della libera concorrenza quelle gestioni che perpetuano il coinvolgimento degli stessi soggetti privati, sia pure attraverso il riferimento a convenzioni-quadro a contenuto progettuale di carattere generale». Anzi, dice la Corte, dovrebbe essere previsto per legge il divieto di qualsiasi estensione contrattuale, in ogni modo denominata, e la cessazione dei rapporti comunque in corso. Pertanto «ogni atto o convenzione posteriore all' abrogazione che miri a disciplinare di nuovo quei rapporti o a prolungarlo rispetto alla durata originariamente prevista è privo di base legale, in quanto teso a regolare un rapporto nuovo». Possono essere ammessi soltanto quei rapporti «che si basano su atti giuridici realmente venuti in essere prima dell' abrogazione delle concessioni di sola committenza e non dilatati nel tempo». Quindi no a addendum contrattuali per tratte finanziate successivamente, come potrebbe accadere per alcune tratte dell' alta velocità.

 

 

A cura di ItaliaOggi del 07/03/2018 pag. 34 - autore ANDREA MASCOLINI


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