Commissariare l'impresa coinvolta in illeciti garantisce l'esecuzione dell'appalto senza danno per l...

Tipologia
Notizia
Data
05/02/2018

La gestione commissariale per la straordinaria e temporanea gestione dell' impresa, prevista dall' articolo 32 del Dl 90/2014 convertito dalla legge 114/2014, si configura quale strumento di autotutela contrattuale con scopi di pubblica utilità perchè si propone il duplice obiettivo di garantire la completa esecuzione degli appalti e di neutralizzare il rischio derivante dall' infiltrazione criminale nelle imprese.

La misura straordinaria Il Consiglio di Stato, sezione III, con la sentenza n. 93/2018 è interessante perché si sofferma sulla ratio legis della misura eccezionale prevista dal Dl 90/2014 che si attiva a cura del Prefetto su proposta del Presidente dell' Anac il quale, nel contempo, informa del caso il procuratore della Repubblica. Trattandosi di un rimedio extra ordinem, che incide nella sfera dei diritti soggettivi dell' appaltatore, la norma prevede che il commissariamento dell' impresa debba scattare in presenza di fatti penalmente rilevanti gravi e accertati per salvaguardare l' interesse pubblico alla completa esecuzione dell' appalto, mettendo così al riparo la Pa dal pregiudizio patrimoniale derivante da fenomeni criminosi. Con la sentenza Palazzo Spada conferma la decisione n. 1121/2017 del Tar Lombardia , sezione IV e respinge l' appello dell' impresa assoggettata alla gestione commissariale in vista dell' esecuzione degli appalti dei servizi di igiene ambientale nel territorio di alcuni Comuni. I giudici del riesame ravvisano la correttezza della procedura applicata, riscontrando nella fattispecie la presenza di «situazioni anomale e comunque sintomatiche di condotte illecite o eventi criminali» di matrice corruttiva, tali da giustificare il commissariamento dell' impresa. Una misura che, chiarisce il collegio, «riguarda soltanto il contratto (e la sua attuazione) e non la governance dell' impresa» distinguendosi in tal modo dalle misure di prevenzione patrimoniali disposte ai sensi del Dlgs 159/2011 (codice antimafia), come si evince dal tenore letterale del disposto, là dove si afferma che il commissariamento ha luogo «limitatamente alla completa esecuzione del contratto o della concessione». La ratio legis, quindi, è consentire il completamento dell' opera o, come in questo caso, della gestione del servizio appaltato, nell' esclusivo interesse della Pa mediante la gestione del contratto in regime di «legalità controllata». L' accantonamento degli utili Nel vagliare la questione il Consiglio di Stato annette una particolare importanza al comma 7 dell' articolo 32 secondo cui nel periodo di applicazione della gestione straordinaria l' utile d' impresa derivante dalla conclusione dei contratti d' appalto è accantonato in un apposito fondo e non può essere distribuito sino all' esito dei giudizi in sede penale. Questa forma di accantonamento si configura come «regola cautelare che si affianca alla gestione controllata del contratto e completa il sistema di tutela dell' interesse pubblico, aggiungendo all' interesse alla prosecuzione del contratto commissariato anche la salvaguardia del recupero patrimoniale che può conseguire dalla definizione dei procedimenti penali». In questo modo si scongiura l' effetto paradossale di far percepire, proprio attraverso il commissariamento, il profitto dell' attività criminosa, effetto che finirebbe inevitabilmente per neutralizzare il ripristino delle condizioni di legalità. È il caso di osservare che la pronuncia in esame si colloca nel solco di altre analoghe decisioni della Sezione III ( n. 5566/2017ù , n. 5564/2017, n. 5569/2017) che convergono nell' accentuare l' importanza del rimedio giuridico in questione, specie nelle circostanze in cui l' interruzione delle prestazioni contrattuali da parte dell' impresa coinvolta nei reati comporterebbe una grave situazione di disagio per la collettività.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 05/02/2018


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