Appalti in house: via all'elenco Anac

Tipologia
Notizia
Data
15/01/2018

Per una volta, la notizia è una proroga che non c' è.

Si è infatti chiusa oggi la catena dei rinvii per l' elenco Anac sugli affidamenti in house: da oggi, quindi, i nuovi affidamenti che vogliono evitare la gara devono fare i conti con il sistema che impone l' iscrizione all' elenco sia per i soggetti affidatari sia per gli enti affidanti e i controlli da parte dell' Authority. Sempre oggi, quindi,l' Anac metterà a disposizione l' applicativo online per accedere all' albo. Il meccanismo è scritto dal 2016, quando è stato introdotto dall' articolo 192 della riforma del Codice appalti (decreto legislativo 50 di quell' anno).
Ma prima il correttivo della riforma (decreto legislativo 100 del 2017), che ha imposto all' Anac di rivedere e aggiornare le istruzioni sul punto (si tratta delle Linee guida 7/2017), e poi la pressione delle amministrazioni locali alimentata anche dalla necessità di rodare il meccanismo informatico per l' iscrizione all' elenco, hanno prodotto la sequenza dei rinvii: l' ultimo, il quarto, è arrivato in extremis il 30 novembre, e ha spostato il debutto a oggi.
La regola riguarda tutti gli affidamenti, dai servizi pubblici più classici come l' igiene urbana e il trasporto locale fino alle attività strumentali come i supporti informatici. Per fare l' in house, occorre che sia l' affidante sia l' affidatario siano iscritti all' elenco Anac. E per essere iscritti all' elenco Anac occorre rispettare i requisiti che all' ente impongono il controllo analogo, alla società affidataria l' oggetto sociale esclusivo e così via. La richiesta di iscrizione va condotta attraverso il canale telematico: l' esame dell' Anac deve iniziare entro 30 giorni e concludersi in tre mesi, al netto di possibili sospensioni dei termini per eventuali approfondimenti istruttori. Ma per procedere non è necessario aspettare il via libera espresso da parte dell' Autorità.
Una volta avviata l' iscrizione, l' affidamento in house potrà procedere, e sarà l' Anac a muovere eventuali contestazioni. Le strade sono due, e sono quelle tracciate dall' articolo 211 dello stesso Codice appalti: il ricorso diretto al Tar, oppure il parere motivato, che prima di rivolgersi ai giudici amministrativi offre all' ente un massimo di 60 giorni per sgombrare il campo dalle «gravi violazioni» delle regole individuate dall' Auhority. L' obiettivo è chiaro, e punta almeno a mettere sotto controllo un fenomeno endemico, l' in house, dopo che i tentativi di limitarlo sono andati a vuoto.
I vari decreti sulle liberalizzazioni approvati o solo abbozzati, come l' ultimo che avrebbe dovuto attuare una parte della delega Madia ma è caduto insieme al decreto sui dirigenti dopo la bordata costituzionale, non sono mai riusciti ad arginare la diffusione degli affidamenti diretti. L' ultima relazione sulle partecipate della Corte dei conti (delibera 27/2017 della sezione Autonomie, pubblicata il 24 novembre scorso), conta per esempio 800 gare su 14.491 affidamenti (il 5,5%).

 

A cura di Il Sole 24 Ore del 15/01/2018 pag. 34 - autore Gianni Trovati


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