Codice, riforma monca Solo 15 decreti attuativi

Tipologia
Notizia
Data
05/01/2018

La riforma del codice dei contratti pubblici, anche a causa del primo decreto correttivo che ha imposto la revisione delle linee guida Anac risulta monca della maggiore parte dei provvedimenti attuativi: solo 15 quelli pubblicati in Gazzetta Ufficiale; lo scioglimento delle camere non consentirà l' emissione dei pareri quando previsti dal codice dei contratti pubblici.

È questa la situazione che lo scioglimento delle camere consegna al governo che verrà, rendendo evidente un limite della riforma del Codice dei contratti pubblici del 2016: l' eccessiva frammentazione della fase attuativa. Il passaggio da un sistema binario (codice più regolamento) a un sistema certamente più flessibile nell' adattarsi alle mutate esigenze operative, ma molto più articolato (codice più provvedimenti di soft law affidati all' Anac, decreti ministeriali, della presidenza del consiglio) non ha consentito di concludere in tempi ragionevoli l' attuazione della riforma. Al di là di ogni considerazione sulla mancata semplificazione del sistema, che oggi potrebbe giovarsi almeno di un testo unico dei diversi provvedimenti attuativi, e pur considerando che soltanto ad un anno dal codice sono arrivate le prime correzioni, rimane il fatto che alcuni provvedimenti cardine sono rimasti lettera morta, fino ad oggi, vanificando la realizzazione di alcuni importanti principi. In particolare, il decreto sulla qualificazione delle stazioni appaltanti (art. 38 del codice), che doveva essere emesso entro il 18 luglio 2016, sembra essere finito in una palude. Stesso destino per il decreto sui nuovi tre livelli di progettazione (previsto dall' articolo 23), anche se in questo caso una opportuna norma transitoria assicura l' applicazione del vecchio dpr 207/2010. Grave il ritardo sul decreto che dovrebbe fissare i compensi per i componenti delle commissioni giudicatrici di cui all' articolo 77 del Codice, uno degli assi portanti della riforma voluta dal governo Renzi. Ma anche altri provvedimenti minori non hanno visto la luce, come il decreto del Mise che avrebbe dovuto aggiornare gli schemi-tipo per le fideiussioni e per le assicurazioni da produrre in gara o in sede di esecuzione del contratto. Va dato atto all' Anac di avere prodotto otto linee guida e un bando-tipo (e altri ne seguiranno); il ministero delle infrastrutture ha emesso sei decreti, l' ultimo dei quali sulla digitalizzazione (Bim) a breve in Gazzetta, mentre dovrebbero essere in dirittura di arrivo quello sul débat public, così come quello sulla direzione lavori (di iniziativa dell' Anac che ha emanato una proposta di linea guida che dovrà assurgere al rango di decreto ministeriale), provvedimento fondamentale che prenderà il posto delle articolate norme del precedente regolamento del codice versione 2006. Nonostante le difficoltà attuative va però dato atto che nel 2017 una certa ripresa del settore sembra essersi verificata (vedi articolo di apertura). Dopo il primo correttivo, altre modifiche sono state apportate con la legge di bilancio (prima fra tutte la retromarcia sugli alti dei concessionari autostradali). Adesso il governo che verrà dovrà decidere come muoversi decidendo che fare del codice e dei suoi provvedimenti di attuazione. L' importante sarà fare attenzione a non compromettere i piccoli passi avanti compiuti nell' anno che si è chiuso e a non destabilizzare ulteriormente amministrazioni e operatori economici.

 

A cura di Italia Oggi del 05/01/2018 pag. 32


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