Condanna omessa, fuori dalla gara

Tipologia
Notizia
Data
21/12/2017

La mancata segnalazione dell' esistenza di una condanna, anche non definitiva, dell' ex amministratore di una società di costruzioni può portare all' esclusione dalla gara; legittimo prevedere forme di dissociazione dell' impresa dal comportamento degli ex amministratori.

Lo afferma la sentenza della Corte europea emessa ieri (causa C-178/16) in merito a una gara di appalto che ha visto un' impresa italiana, capogruppo di una costituenda associazione temporanea di imprese, risultare esclusa da una gara d' appalto pubblico indetta nel 2013 per la costruzione e gestione di un carcere. L' esclusione era stata disposta in ragione del fatto che, nel corso della procedura, l' ex amministratore delegato dell' impresa di costruzioni era stato condannato con sentenza definitiva per reati finanziari e fiscali (false fatture) e per associazione a delinquere. La mancata indicazione di questa pronuncia in fase di autodichiarazione era stata considerata come violazione del dovere di leale collaborazione con la stazione appaltante (cioè la provincia di Bolzano). Non solo. Era stato anche ritenuto che l' impresa non avesse dimostrato la propria completa ed effettiva dissociazione dalla condotta criminosa di un soggetto che, nell' anno antecedente alla pubblicazione del bando di gara, aveva rivestito proprio all' interno della società una carica rilevante. La mancata dissociazione, nei termini ora detti, costituisce, secondo una norma del Codice degli appalti pubblici (163/2006), una causa di esclusione dalla gara. Attivato il giudizio di fronte al Tar e poi al Consiglio di stato, la questione veniva portata all' attenzione della Corte europea che ha legittimato il contenuto della disciplina del codice dei contratti affermando che il diritto dell' Unione europea non osta a una normativa nazionale che dà rilievo al profilo della dissociazione dell' impresa rispetto ai comportanti degli amministratori. La Corte europea osserva che le imprese agiscono a mezzo dei loro amministratori e che un comportamento contrario alla morale professionale di questi ultimi si riverbera sulla moralità dell' impresa. L' emissione di false fatture da parte dell' amministratore di un' impresa può essere considerata quindi un delitto che incide in senso negativo sulla moralità dell' impresa. I giudici chiariscono che l' ente aggiudicatore può richiedere all' impresa di manifestare la propria dissociazione dagli atti illeciti dell' amministratore dichiarando l' esistenza di una condanna penale, anche non definitiva, a carico di costui. Nella pronuncia si sottolinea inoltre che anche una sentenza non definitiva a carico dell' amministratore dell' impresa offerente può fornire all' ente aggiudicatore un elemento idoneo a valutare l' ammissione di tale impresa alla gara d' appalto. Una tesi che è anche alla base di recenti linee guida Anac sui gravi illeciti professionali (n. 6/2017), aggiornate con la determinazione n. 1008/2017, che consentono alla stazione appaltante di escludere anche sulla base di sentenze non definitive che incidono su profili morali dell' impresa. 

 

A cura di Italia Oggi del 21/12/2017 - ANDREA MASCOLINI


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