Appalti, una riforma a metà

Tipologia
Notizia
Data
30/11/2017

Il nuovo codice degli appalti è una riforma a metà. A 500 giorni dalla nascita, ci sono tanti provvedimenti attuativi ancora all' esame di Governo, Anac e ministeri che riguardano un tema delicatissimo, da cui dipende il 15% della spesa pubblica.

Molte le critiche che in questi mesi sono arrivate non solo da chi lavora con la p.a. ma anche dagli operatori del settore. Perchè, dicono, la piega marcatamente anticorruttiva delle nuove norme, con il carico di procedure e atti amministrativi che soffocano le pubbliche amministrazioni, rischia di penalizzare le imprese oneste, senza scalfire quelle riconducibili alla criminalità organizzata o alle aree grigie della illegalità. Se ne parla oggi al convegno «Il codice dei contratti pubblici. Un primo bilancio alla luce del correttivo» a Roma (ore 15, Tar Lazio, via Flaminia 189).
«Dopo le stragi degli anni 90, si è fatto parecchio contro la criminalità organizzata, anche se non basta mai, ma non si è fatto altrettanto nei confronti della criminalità economica e della corruzione. Fino al 2012 non si è attuata alcuna prevenzione e anzi si sono fatti passi indietro, per esempio quando nel 2001 è stato svuotato il reato di falso in bilancio, reintrodotto solo due anni fa», sostiene Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Consulta. «Adesso c' è una svolta: penso per esempio all' Anac, anche se le sono stati attribuiti molteplici, troppi compiti; penso al codice antimafia, che ha preso di petto la dimensione patrimoniale ed economica della criminalità organizzata; penso al codice degli appalti».
Per Flick «è necessario occuparsi di questi problemi a fondo, perchè finora si è fatto poco e in alcuni settori quasi nulla. Resta però una differenza fondamentale: la criminalità organizzata vive e prolifera sulla violenza e sull' intimidazione; la corruzione prende vita dalla negoziazione illecita: vi sono molti punti di contatto che suggeriscono di usare in parte per entrambe gli stessi metodi di investigazione, ma non si può ritenere che siano la stessa cosa».

 

A cura di Italia Oggi del 30/11/2017 pag. 35


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