Inammissibile il recesso dall'Ati se le imprese rimanenti non sono in possesso dei requisiti di qual...

Tipologia
Notizia
Data
27/09/2017

Il divieto di modificazione soggettiva dei concorrenti riguarda qualsiasi modificazione, fatta eccezione per le ipotesi espressamente previste dalla norma.

Si è voluto escludere in questo specifico segmento della materia degli appalti l' esercizio di un potere discrezionale da parte della Pa, che avrebbe potuto sfociare in provvedimenti (di ammissione o di esclusione) estemporanei e non coerenti, capaci di violare il fondamentale principio della par condicio . In questi termini sono da ritenersi precluse nella materia de qua interpretazioni che ammettano ipotesi di modificazione soggettiva dei concorrenti, risolvendosi l' interpretazione "meno rigida" delle norme vigenti in una operazione non già di interpretazione normativa, bensì in una (non consentita) integrazione della norma, di per sé compiutamente disciplinante il caso considerato. Pertanto il recesso di una o più imprese da una Ati è consentito soltanto se quelle rimanenti siano in possesso dei requisiti di qualificazione per le prestazioni oggetto dell' appalto. Infatti, il divieto legislativo riguarderebbe solo l' aggiunta o la sostituzione di componenti, non anche il venir meno senza sostituzioni di taluno. Solo in tali ipotesi, infatti, non si verificherebbe una violazione della par condicio dei concorrenti, perché non si tratta di introdurre nuovi soggetti in corsa, ma solo di consentire a taluno degli associati o consorziati il recesso, mediante utilizzo dei requisiti dei soggetti residui, già comunque posseduti. Tanto è stato stabilito dalla sentenza dalla V sezione del Consiglio di Stato del 12 settembre 2017 n. 4300. Il fatto Una Ati aveva proposto domanda di partecipazione ad una gara in data 6 luglio 2015 e, successivamente, in data 20 luglio 2015, la mandataria aveva proposto istanza di ammissione a concordato preventivo "misto" in ragione di una situazione finanziaria compromessa. Il decreto di apertura della procedura di concordato preventivo della mandataria è stato adottato dal Tribunale di Forlì in data 23 dicembre 2015. La Stazione appaltante ha avviato pertanto il procedimento per l' esclusione dell' Ati dalla gara in data 11 settembre 2015. L' esclusione è stata disposta in data 26 gennaio 2016. Nel caso sottoposto all' attenzione del Consiglio di Stato il provvedimento di esclusione impugnato è stato adottato dopo l' ammissione della mandataria al concordato preventivo con continuità disposta dal Tribunale di Forlì e lo stesso si fonda sulla mancata produzione, da parte dell' Ati ammessa al concordato preventivo dopo la proposizione della domanda di partecipazione alla gara, delle garanzie di cui ai commi 5 e 6 dell' articolo 186-bis della legge fallimentare , quindi senza la necessaria autorizzazione del Tribunale fallimentare a proseguire nella partecipazione alla gara. Più nel dettaglio, il provvedimento di esclusione non è stato adottato esclusivamente sul presupposto della pendenza di una procedura di concordato in continuità aziendale, che di per sé, infatti, non costituisce motivo di esclusione per perdita dei requisiti di carattere generale, bensì anche per la mancanza della predetta autorizzazione a integrare che determina, nella fattispecie, l' assenza dei requisiti di ordine generale. Le regole fissate dal Consiglio di Stato Dall' esame della sentenza in commento emergono i seguenti insegnamenti. E' legittimo il provvedimento di esclusione adottato dopo l' ammissione di un concorrente al concordato preventivo con continuità disposta dal Tribunale ordinario se lo stesso si fonda sulla mancata produzione, da parte del concorrente ammesso al concordato preventivo dopo la proposizione della domanda di partecipazione alla gara, delle garanzie di cui ai commi 5 e 6 dell' articolo 186-bis della legge fallimentare, quindi senza la necessaria autorizzazione del Tribunale fallimentare a proseguire nella partecipazione alla gara. Il Supremo consesso amministrativo chiarisce inoltre che il divieto di modificazione soggettiva dei concorrenti riguarda qualsiasi modificazione, fatta eccezione per le ipotesi espressamente previste dalla norma. Pertanto il recesso di una o più imprese da una Ati è consentito soltanto se quelle rimanenti siano in possesso dei requisiti di qualificazione per le prestazioni oggetto dell' appalto.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 26/09/2017


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