Qualificazione, nuovi requisiti

Tipologia
Notizia
Data
26/05/2017

Accesso alla qualificazione Anac delle stazioni appaltanti per le amministrazioni che hanno bandito gare per almeno cinque anni (non più tre); requisito di accesso la regolarità rispetto agli obblighi di comunicazione all'Anac dei dati relativi alle gare esperite.

Sono queste alcune delle modifiche, entrate in vigore lo scorso 20 maggio, che il decreto legislativo 56/2017, il primo correttivo del codice appalti, ha apportato all' articolo 38 del codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 50/2016). L' istituzione di un sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti rappresenta una delle principali novità del codice del 2016 e si sostanzia nella previsione di un elenco gestito dall' Anac di cui fanno parte di diritto Consip, Invitalia, il ministero delle infrastrutture e i provveditorati alle opere pubbliche, oltre ai «soggetti aggregatori regionali», oltre ad altri soggetti che dovranno possedere determinati requisiti. In generale, la disposizione stabilisce alcuni requisiti che dovranno successivamente essere dettagliati da un Dpcm. L' articolo 24, comma 1 del decreto correttivo modifica l' articolo 38 del codice, precisando che le amministrazioni con articolazioni, anche territoriali, verificano, al proprio interno, la presenza dei requisiti necessari per la qualificazione, comunicandoli all' Anac. Per quanto riguarda i requisiti di base e premianti per le stazioni appaltanti e le centrali di committenza qualificate il decreto correttivo interviene sul comma 4 dell' art. 38 del codice, che elenca i parametri per individuare i requisiti di base e quelli premianti per la qualificazione delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza. In particolare, il correttivo amplia l' arco temporale cui fare riferimento per potersi qualificare stabilendo che si possono iscrivere all' elenco le amministrazioni che hanno bandito un certo numero di gare nel quinquennio e non più nel triennio com' era nel testo del 2016. Rimane invariato invece il riferimento alla necessità di indicare tipologia, importo e complessità, numero di varianti approvate, verifica sullo scostamento tra gli importi posti a base di gara e consuntivo delle spese sostenute, rispetto dei tempi di esecuzione delle procedure di affidamento, di aggiudicazione e di collaudo. Il decreto correttivo prevede poi due ulteriori parametri che si aggiungono ai cinque già indicati al comma 4 dell' articolo 38. Il primo è, per tutti i contratti (lavori, forniture e servizi) l' assolvimento degli obblighi di comunicazione dei dati sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che alimentano gli archivi detenuti o gestiti dall' Autorità, come individuati dalla stessa Autorità ai sensi dell' articolo 213, comma 9 del codice. Il secondo riguarda invece i soli lavori e prende in considerazione l' adempimento degli obblighi previsti, dagli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 229, in materia di monitoraggio sullo stato di attuazione delle opere pubbliche e di verifica dell' utilizzo dei finanziamenti, e dall' articolo 29, comma 3 del Codice, sulla collaborazione delle regioni e delle province autonome con gli organi dello Stato per la tutela della trasparenza e della legalità nel settore dei contratti pubblici. Infine, con una modifica al comma 10 dell' art. 38 del codice, il decreto correttivo esclude dall' applicazione delle norme dell' articolo 38 gli altri soggetti privati tenuti all' osservanza delle disposizioni del Codice, che rientrano nella definizione di «altri soggetti aggiudicatori» ai sensi dell' articolo 3, comma 1, lettera g), del medesimo codice. La norma del 2016 già escludeva gli enti aggiudicatori che non sono amministrazioni aggiudicatrici.

 

A cura di Italia Oggi del 26/05/2017 pag. 37 - autore Andrea Mascolini


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