Beni culturali, appalti flessibili

Tipologia
Notizia
Data
31/01/2017

Più flessibilità negli appalti sui beni culturali.

Ferma restando la regola secondo cui l' affidamento dei lavori avviene sulla base del progetto esecutivo, qualora sia necessario integrare la progettazione in corso d' opera, l' appalto potrà essere affidato sulla base del solo progetto definitivo. Tutto questo per soddisfare le peculiari esigenze di flessibilità che caratterizzano il settore dei beni culturali «dove è spesso difficile predeterminare sin dall' inizio nel dettaglio le modalità esecutive dei lavori oggetto dell' appalto». È una delle principali novità del regolamento del Mibact in materia di appalti sui beni culturali che ha ricevuto il parere favorevole della sezione normativa del Consiglio di stato. Nel parere n. 263/2017, pubblicato ieri, sul decreto ministeriale attuativo degli articoli 146 e seguenti del nuovo codice appalti (dlgs n.50/2016) i giudici di palazzo Spada hanno quindi aperto a una maggiore flessibilità nelle procedure, anche se, hanno osservato, per prevenire il possibile contenzioso in materia, occorrerà «validare definitivamente la scelta con previsioni ad hoc in sede di decreti correttivi al codice». Nel parere il Consiglio di stato sottolinea anche l' opportunità di una disciplina specifica e ancora più snella per i lavori per somme molto più basse di 150.000 euro. In particolare, i giudici amministrativi suggeriscono di inserire nell' art. 12 del regolamento un comma ad hoc che preveda una disposizione particolare per i lavori di importo non superiore a 40.000 euro. In tali casi, si dovrebbe consentire che il certificato di buon esito dei lavori possa essere rilasciato alle imprese restauratrici, oltre che dalla soprintendenza, anche dall' amministrazione aggiudicatrice. Altra novità contenuta nel testo riguarda l' ampliamento dei lavori relativi a beni culturali che rientrano nell' ambito di applicazione del decreto. Il decreto, innovando rispetto alla previgente disciplina regolamentare, introduce tra questi anche il «monitoraggio». La ragione è chiara ed è coerente con il nuovo codice che valorizza l' azione di monitoraggio «in quanto l' obiettivo primario resta impedire, quanto più a lungo possibile, la necessità di dover ricorrere nel tempo a ulteriori interventi di restauro di beni culturali», come spiega la relazione di accompagnamento.

 

A cura di ItaliaOggi del 31/01/2017 pag. 32 - autore Francesco Cerisano, Matteo Barbero


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