Appalto caro? È annullabile

Tipologia
Notizia
Data
18/01/2017

La stazione appaltante annulla in autotutela l'aggiudicazione all'impresa del servizio che pure ha messo a gara perché adesso non lo trova più conveniente.

Possibile? Sì, perché in linea di principio l'art. 21 quinquies della legge 241/90 ammette un ripensamento da parte dell'amministrazione, ad esempio laddove la tariffa offerta dall'aggiudicataria si rivela al di sopra degli standard di mercato. Ma l'impresa deve essere indennizzata col 10% del valore della parte di servizio ancora da gestire (art. 158 codice appalti).
Così la sentenza 56/2017 della prima sezione del Tar Campania. A essere revocata è la gestione di un impianto di trattamento del percolato nel Napoletano. I costi di smaltimento sono scesi rispetto all'epoca in cui è stata chiusa la gara: l'aggiudicatario offre 36 euro al metro cubo mentre ora la media si attesta a 27.
E ben può scattare l'annullamento in autotutela se l'interesse pubblico all'appalto risulta venuto meno. Di più: l'amministrazione può ripensarci anche quando manca la copertura finanziaria per l'erogazione del servizio oppure non ci sono le risorse per la realizzazione dell'opera.
Proprio perché sussistono i presupposti di legge per la revoca dell'aggiudicazione non può dunque trovare ingresso la domanda di risarcimento presentata dalla società. L'ente appaltante, tuttavia, ha novanta giorni per formulare all'impresa una congrua proposta di indennizzo, commisurato alle spese sostenute dalla società per l'autorizzazione e la gestione dell'impianto, al netto di quanto liquidato finora.

 

A cura di ItaliaOggi del 18/01/2017 pag. 31 - autore Dario Ferrara


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