La privacy prevale sul Foia

Tipologia
Notizia
Data
16/01/2017

La privacy batte il Foia.

Se ci sono dati sensibili l'accesso generalizzato è ko. Ma anche per i dati di minori o dati delicati la strada è sbarrata. Il consiglio è di consegnare i documenti con omissis sui dati identificativi. È quanto desumibile dalle linee guida dell'Autorità nazionale anticorruzione, Anac, approvate con determinazione n. 1309 del 28/12/2016, sull'accesso civico generalizzato (articolo 5, comma 2, dlgs 33/2013, modificato dal dlgs 97/2013), e cioè su un istituto che sulla carta sembrerebbe avere messo a disposizione di tutti scaffali e memorie informatiche delle p.a. Ma non è proprio così.
Se arriva a un ente pubblico la richiesta di accesso civico generalizzato, l'ente deve valutare caso per caso se non prevalga il diritto alla privacy delle persone nominate nei documenti o nei dati richiesti. In ogni caso il terzo ha il diritto di dire la sua nel corso del procedimento di accesso. Le tutele per la privacy della persona fisica sono, dunque, di due tipi, procedurali e sostanziali: procedurali, perché deve essere necessariamente avvisata di una richiesta di accesso che la riguarda e ha dieci giorni di tempo per presentare una motivata opposizione; sostanziali, perché la privacy (delle persone fisiche) può costituire una causa ostativa all'accesso. Vediamo le indicazioni delle Linee guida dell' Anac.
La regola generale dice che se riceve istanze di accesso generalizzato aventi a oggetto dati e documenti relativi a (o contenenti) dati personali, l'ente se la conoscenza da parte di chiunque del dato personale richiesto possa provocare un pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali. E qui abbiamo la prima indicazione operativa: se c'è pericolo concreto per la privacy, l'istanza di accesso civico va respinta, a meno che non si consideri di poterla accogliere, oscurando i dati personali eventualmente presenti e le altre informazioni che possono consentire l'identificazione, anche indiretta, del soggetto interessato. Quindi non basta bianchettare il nome della persona fisica, ma bisogna fare in modo che non sia altrimenti identificabile sulla base delle indicazioni residue mantenute nel testo del documento. Quindi sì all'accesso con gli omissis: con questa modalità non bisogna nemmeno attivare la pesante procedura di coinvolgimento del soggetto controinteressato.
Poi si ricordi che l'accesso generalizzato serve, per legge, favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico: se l'accesso civico ha per oggetto documenti contenenti informazioni relative a persone fisiche non necessarie al raggiungimento degli scopi di legge (e allora, per inciso, bisognerebbe chiedere la motivazione a chi fa l'istanza, anche se il dlgs 33/2013 dice il contrario), oppure informazioni personali di dettaglio che risultino comunque sproporzionate, eccedenti e non pertinenti, l'ente destinatario della richiesta dovrebbe accordare l'accesso parziale ai documenti, oscurando i dati personali.
Se, poi, bisogna valutare il rischio concreto per la privacy degli individui (e questo capita quando non si possano consegnare le copie con gli omissis), l'ente (per dire sì o no) deve considerare: future azioni da parte di terzi, o possibilità di discriminazioni, oppure altri svantaggi personali o sociali; l'eventualità di minacce, intimidazioni, ritorsioni o turbative al regolare svolgimento delle funzioni pubbliche o delle attività di pubblico interesse; eventuali furti di identità o di creazione di identità fittizie attraverso le quali esercitare attività fraudolente. Si deve tenere conto anche delle ragionevoli aspettative dell'interessato e si deve far riferimento a diversi parametri: natura dei dati personali; ruolo ricoperto nella vita pubblica, la funzione pubblica esercitata o l' attività di pubblico interesse svolta dalla persona cui si riferiscono i dati.
Dunque la presenza di dati sensibili o giudiziari può rappresentare un indice della sussistenza del predetto pregiudizio: in linea di principio, quindi, sostiene l' Anac andrebbe rifiutato l' accesso generalizzato a tali informazioni, potendo invece valutare diversamente, caso per caso, situazioni particolari quali, ad esempio, quelle in cui le informazioni siano state deliberatamente rese note dagli interessati, anche attraverso loro comportamenti in pubblico. Lo stesso vale per altri tipi di dati come i dati genetici, biometrici, di profilazione, sulla localizzazione o sulla solvibilità economica. Cautele maggiori sono richieste operi dati dei minorenni. Inoltre va pensato al fatto che un danno è più probabile per informazioni sulle situazioni personali, familiari, professionali, patrimoniali di persone fisiche che non ricoprono necessariamente un ruolo nella vita pubblica o non esercitano funzioni pubbliche o attività di pubblico interesse. Verrebbe, a questo punto, da chiedersi a che serve l' accesso civico generalizzato: o assomiglia all' accesso tradizionale ai documenti (stessi limiti) anzi più limitato, oppure riguarda dati anonimi o anonimizzati.

 

A cura di ItaliaOggi7 del 16/01/2017 pag. VII


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