AGGIUDICAZIONI, REVOCA PRIMA DELLA STIPULA

Tipologia
Notizia
Data
09/12/2016

Anche con il nuovo codice dei contratti è legittima la revoca dell' aggiudicazione prima della stipula del contratto di appalto; necessaria la presenza di ragioni a tutela dell' interesse pubblico. 

È quanto ha stabilito il Consiglio di stato con la sentenza n. 5026 del 29 novembre 2016, relativa a una gara per la fornitura di impianti ospedalieri per il Policlinico di Bari nella quale era in contestazione la revoca dell'aggiudicazione e la conseguente indizione di nuova gara con aggiudicazione ad altro concorrente.
La sentenza ripercorre innanzitutto i punti fondamentali dell' istituto collegandolo alla normativa generale: «La revoca dei provvedimenti amministrativi è disciplinata dall' art. 21-quinquies della legge n. 241 del 1990 (e introdotta dall' art. 14 della legge n. 15 del 2005) che ne elenca i presupposti per il valido esercizio: sopravvenienza di motivi di interesse pubblico, mutamento della situazione di fatto (imprevedibile al momento dell' adozione del provvedimento) e rinnovata (e diversa) valutazione dell' interesse pubblico originario (tranne che per i provvedimenti autorizzatori o attributivi di vantaggi economici)». Per il collegio giudicante la revoca del provvedimento di aggiudicazione deve quindi avvenire prima della stipula del contratto d' appalto perché dopo la stipula è ammesso soltanto il recesso. La revoca però soggiace ad alcune condizioni che la stazione appaltante deve verificare in maniera attenta e rigorosa e che hanno ad oggetto il contemperamento degli interessi, pubblici e privati, coinvolti.
Nel caso specifico, la revoca riguardava un ripensamento della stazione appaltante «circa il grado di satisfattività della prestazione messa a gara» e non «l' assoluta inidoneità della prestazione inizialmente richiesta dalla stessa amministrazione (e, quindi, dovuta dall' aggiudicatario) a soddisfare i bisogni per i quali si era determinata a contrarre». Ad avviso dei giudici, quindi, il provvedimento di revoca era illegittimo perché fondato sulla generica affermazione circa il non allineamento dell' oggetto della fornitura alle attuali esigenze dell' amministrazioni. Importante notare che, dice la sentenza, questi «canoni di condotta restano validi anche per le procedure di aggiudicazione soggette alla disciplina del dlgs 50/2016».

 

 

a cura di Italia Oggi del 09/12/2016 pag. 40 


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