TRASPARENZA, STRADA A OSTACOLI

Tipologia
Notizia
Data
05/12/2016

Piena di ostacoli per le imprese la strada che porta ai database delle p.a. L' accesso civico generalizzato non è utilizzabile per far valere interessi economici. 

Eppure con il decreto legislativo 97/2016 sembrava potersi aprire un portone all' accesso degli operatori economici: porte aperte agli archivi dei dati detenuti dagli enti pubblici; una miniera di informazioni, da elaborare, magari con le tecniche della Big Data analytics e trasformare in idee imprenditoriali. Il pendolo del legittimo interesse a trattare i dati sembrava pendere a favore della libertà di impresa. Ma i principi della legislazione primaria vivono, poi, nella forma plasmata dalle disposizioni di attuazione, oltre che ovviamente dalle dinamiche della prassi. Ora, il dlgs 97/2016 (correttivo del precedente 33/2013, dedicato alla trasparenza amministrativa) ha rinviato a linee guida dell' ANAC, l' Autorità nazionale contro la corruzione, la definizione dei limiti e delle esclusioni del diritto di accesso generalizzato. Tutte le pubbliche amministrazioni sono, ora, chiamate a fare/aggiornare i propri regolamenti sulla trasparenza e lo faranno sulla scia delle linee guida. E il portone si è socchiuso e l' autostrada per ottenere dati detenuti dalla p.a. si profila come una strettoia e per di più in salita ripida (un po' come avvenuto per l' accesso alle informazioni ambientali). Il nodo da sciogliere è un busillis nella formulazione di un articolo, il 5, del decreto 33/13, come modificato dal decreto 97/16.
Questa disposizione dice che l' accesso civico generalizzato, quello che dovrebbe garantire un' accessibilità totale e che incarna l' essenza della libertà di informazione (sulla scia del Freedom of Information Act, o Foia che dir si voglia, tipico degli ordinamenti anglosassoni), proprio quello che dovrebbe squarciare il velo steso sulle pareti vetro dei palazzi pubblici, insomma l' accesso civico ha tre possibili finalità: 1) controllo dell' attività delle p.a. e dei funzionari pubblici (come lavorano, che risultano producono? Raggiungono gli obiettivi?); 2) controllo della spesa pubblica (come vengono spesi i soldi dei contribuenti?); 3) partecipazione al dibattito pubblico. Il problema è se questa trilogia di finalità comprenda o meno finalità economico/imprenditoriali. Le imprese possono chiedere dati, detenuti dalla p.a., per sviluppare progetti di business? L' ANAC, con il Garante per la protezione dei dati personali, sta preparando le Linee guida per dettare il dettaglio dell' accesso generalizzato e la bozza evidenzia, tra le altre, due cose: a) finalità diverse dalle tre elencate nel decreto devono portare a un oscuramento dei dati personali; b) l' amministrazione non ha l' obbligo di rielaborare i dati ai fini dell' accesso, ma solo di consentire l' accesso ai documenti nei quali siano contenute le informazioni già detenute e gestite dall' amministrazione stessa.
A questo punto si potrebbe sostenere che le Linee guida prospettano un ragionevole equilibrio tra opposte esigenze: da un lato, quella delle imprese di avere dati integrali, anche identificativi, frutto di una selezione e rielaborazione adeguate ai fini del business coltivato; dall' altro, quello delle persone a non vedersi spiattellare i propri dati, senza prevedibile possibilità di controllo e di determinare le condizioni di utilizzo delle informazioni personali. Peccato che il dlgs dichiari che chi richiede l' accesso generalizzato non debba dichiarare alcuna specifica motivazione. Lapidario l' articolo 5: «L' istanza di accesso civico ? non richiede motivazione». Altrettanto lapidarie sono le prime parole dell' articolo 1 del medesimo decreto 33/2013: la trasparenza è intesa come «accessibilità totale». Dal canto suo, lo schema delle Linee guida ritiene di evidenziare che: «L' accesso civico è servente rispetto alla conoscenza di dati e documenti detenuti dalla p.a. allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull' utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico (art. 5, comma 2, del dlgs n. 33/2013)».
«Di conseguenza», prosegue l' ANAC, «quando l' oggetto della richiesta di accesso riguarda documenti contenenti informazioni relative a persone fisiche (e in quanto tali «dati personali») non necessarie al raggiungimento del predetto scopo, oppure informazioni personali di dettaglio che risultino comunque sproporzionate, eccedenti e non pertinenti, l' ente destinatario della richiesta dovrebbe accordare l' accesso parziale ai documenti, oscurando i dati personali ivi presenti». Tra i dati personali lo schema di Linee guida esemplifica: dati di persone fisiche quali, fra l' altro, la data di nascita, il codice fiscale, il domicilio o l' indirizzo di residenza, i recapiti telefonici o di posta elettronica personali, l' Isee o la relativa fascia, i dati bancari ecc. La p.a., pertanto, dovrà valutare se l' istanza di accesso generalizzato persegua o meno gli scopi tipici della norma, ma dovrebbe fare ciò senza chiedere al richiedente di dichiarare la sua motivazione. A questo punto non si esce dall' impasse se non forzando, in un senso o in quello opposto, la lettera della disposizione: o si chiede la motivazione o si consegnano documenti e dati senza appurare il tipo di motivazione. Si vedrà come le autorità e le sentenze risolveranno questo inghippo.
Va da sé, però, che se si opta per la richiesta della motivazione, verrebbe da dire che il tanto sbandierato accesso civico generalizzato, quello per l' accessibilità totale, in realtà non si distingue dal vecchio acceso civico documentale (articoli 22 e seguenti della legge 241/1990). Così come bisognerà aspettare per vedere come si atteggeranno enti e tribunali sulla questione della elaborazione dei dati. Si ricorda che l' art. 5 del decreto 33/13 prevede la conoscibilità totale di «dati» e «documenti». Lo schema di Linee guida, però, esclude che l' amministrazione sia tenuta a formare o raccogliere o altrimenti procurarsi informazioni che non siano già in suo possesso e inoltre che l' amministrazione non ha l' obbligo di rielaborare i dati ai fini dell' accesso generalizzato, ma solo a consentire l' accesso ai documenti nei quali siano contenute le informazioni già detenute e gestite dall' amministrazione stessa. Anche tale prescrizione è limitativa rispetto alla finalità di accessibilità totale enunciata dalla legge. Perché se si interpreta «dati» nel senso di documenti contenenti dati, si limita l' accesso ai soli documenti (tradendo la lettera della disposizione).

 

a cura di Italia Oggi 7 del 05/12/2016 – pag. 6

 


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