PICCOLI COMUNI, ACQUISTI DIRETTI

Tipologia
Notizia
Data
28/10/2016

La legge della Regione Sardegna li esonera dall'obbligo di ricorrere alla centrale di committenza solo se iscritti all'anagrafe unica delle stazioni appaltanti

La Regione Sardegna libera i piccoli comuni dall'obbligo di ricorso alle centrali di committenza, ma soltanto se iscritte all'anagrafe unica delle stazioni appaltanti. È quanto prevede la legge della Regione Sardegna da poco approvata (l'11 ottobre 2016 (non ancora pubblicata sul bollettino regionale) che esenta i comuni non capoluogo di provincia dall'obbligo di centralizzare i procedimenti di gara.
In particolare, l'articolo 27 della legge stabilisce che fino all'adozione del provvedimento previsto dal comma 5 dell'articolo 37 del nuovo codice dei contratti, se la stazione appaltante è un comune non capoluogo di provincia, non si applica l'articolo 37, comma 4 del decreto legislativo n. 50 del 2016 che fa obbligo di ricorso alle centrali di committenza o all'aggregazione fra comuni o alla Sua (Stazione unica appaltante).

Per appaltare direttamente i comuni devono però soddisfare i requisiti di qualificazione previsti dall'articolo 216, comma 10, del decreto 50/2016 che, in realtà, si limita a richiedere l'iscrizione all'anagrafe unica delle stazioni appaltanti. Il comma 5 dell'articolo 37 del nuovo codice prevede che con DPCM siano «individuati gli ambiti territoriali di riferimento in applicazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, e stabiliti i criteri e le modalità per la costituzione delle centrali di committenza in forma di aggregazione di comuni non capoluogo di provincia».
Il decreto doveva uscire entro il 19 ottobre, ma ancora non se ne ha notizia. Adesso a livello regionale si cerca di mettere in condizione i piccoli comuni di muoversi liberamente e la scelta della regione Sardegna si pone in sostanziale continuità sia con la norma transitoria del nuovo codice, sia con quanto l'ANAC ha affermato nelle Faq uscite a valle dell'entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici.

All'epoca l'ANAC ha spiegato come dovevano muoversi i comuni non capoluogo di provincia iscritti all'AUSA (anagrafe unica delle stazioni appaltanti) fino alla data di entrata in vigore del sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti e, in particolare se potevano procedere autonomamente all'acquisizione di lavori, servizi e forniture senza limitazioni di importo.
L'Autorità disse che, fermi restando gli obblighi di utilizzo di strumenti di acquisto e di negoziazione, anche telematici, previsti dalle vigenti disposizioni in materia di contenimento della spesa, i comuni non capoluogo di provincia possono procedere all'acquisizione di servizi di importo inferiore a 40 mila euro e di lavori di importo inferiore a 150 mila euro direttamente e autonomamente, nonché attraverso l'effettuazione di ordini a valere su strumenti di acquisto messi a disposizione dalle centrali di committenza. Per importi superiori, l'ente appaltante deve essere in possesso della necessaria qualificazione ai sensi dell'articolo 38, che, nel periodo transitorio, si intende sostituita dall'iscrizione all'Anagrafe unica delle stazioni appaltanti di cui all'art. 33-ter del decreto-legge 18 dicembre 2012 n.179 convertito dalla legge 221/12.

In particolare, per gli acquisti di forniture e servizi di importo superiore a 40 mila euro e inferiore alla soglia di cui all'art. 35, nonché per l'acquisto di lavori di manutenzione ordinaria d'importo superiore a 150 mila e inferiore a 1 milione di euro i comuni non capoluogo di provincia, se iscritti all'AUSA, possono procedere all'affidamento mediante utilizzo autonomo degli strumenti telematici di negoziazione messi a disposizione dalle centrali di committenza qualificate secondo la normativa vigente, se disponibili.

 

a cura di Italia Oggi del 28/10/2016 – pag. 43 – autore Andrea Mascolini


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