ANTIRICICLAGGIO, CONTROLLI A 360°

Tipologia
Notizia
Data
30/08/2016

La bozza di decreto legislativo sulla IV direttiva arruola le pubbliche amministrazioni

 Controlli antiriciclaggio anche per partecipare agli appalti. Le pubbliche amministrazioni vigileranno sul possesso dei requisiti di professionalità e onorabilità da parte delle imprese in gara, prima di rilasciare loro autorizzazioni, licenze e titoli abilitativi. Di più. Stesse regole anche per la scelta del contraente per l’affidamento di lavori secondo le procedure del codice appalti. La nozione di pubblica amministrazione è amplissima: rientrano anche le società partecipate, Equitalia e gli altri soggetti preposti alla riscossione dei tributi nell’ambito della fiscalità locale, quale che ne sia la forma giuridica. Ovvero soggetti per i quali spesso è molto alto il rischio di riciclaggio. Sono queste alcune delle novità che impattano sulle pubbliche amministrazione contenute nella bozza di decreto legislativo che recepisce la IV direttiva antiriciclaggio e che ItaliaOggi è in grado di anticipare.

Pubbliche amministrazioni sentinelle antiriciclaggio. Un intervento capillare nell’azione della pubblica amministrazione a tutela e vigilanza sui fenomeni di riciclaggio ma anche di terrorismo. Le misure antiriciclaggio dovranno essere seguite per qualunque attività della pubblica amministrazione su cui la stessa effettua i controlli di competenza: dall’attribuzione dei vantaggi economici alla concessione di contributi e sussidi, dalla autorizzazione alla scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi. Il comitato di sicurezza finanziaria avrà il compito di elaborare delle linee guida per la mappatura e la valutazione dei rischi, cui le «pubbliche amministrazioni», si legge nel testo, «sono esposte nell’esercizio della propria attività istituzionale». Una volta predisposte queste linee guida, sempre le pubbliche amministrazioni dovranno dotarsi di procedure interne, proporzionate alle proprie dimensioni organizzative e operative idonee, e dovranno adottare una sorta di modello organizzativo antiriciclaggio per la propria struttura operativa. Sarà compito delle pubbliche amministrazioni, come attualmente è, comunicare all’UIF dati e informazioni concernenti la propria attività per consentire l’effettuazione di analisi mirate a far emergere fenomeni di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Le P.A., inoltre, anche con appositi protocolli di intesa, stipulati con l’UIF, e sotto il cappello del comitato di sicurezza finanziaria, adottano misure di adeguata formazione delle risorse umane per assicurare la predisposizione di efficaci procedure di valutazione del rischio, di individuazione delle misure necessarie a mitigarlo e del riconoscimento delle fattispecie meritevoli di essere comunicate.

 Le comunicazioni antiriciclaggio all’UIF delle pubbliche amministrazioni. Le amministrazioni sono ancora fanalino di coda nel numero di segnalazioni che arrivano annualmente all’Unità di informazione finanziaria. Nel 2015 (ultimi dati disponibili) a fronte di 82.428, oltre 10 mila in più rispetto al 2014 sono solo 21 quelle che arrivano dalle P.A. E in questo ambito Milano è un caso pilota essendo da sola la mittente di dieci segnalazioni. L’andamento minimo è stato oggetto di riflessione da parte dello stesso direttore dell’UIF, Claudio Clemente, proprio durante la presentazione della relazione annuale della task force antiriciclaggio della banca di Italia. «Resta ancora aperto il fronte della collaborazione degli uffici della Pubblica amministrazione, su cui ho richiamato l’attenzione anche nella Relazione dello scorso anno. Nonostante», riflette Clemente, «l’emanazione, a settembre 2015, da parte del Ministero dell’interno di specifi ci indicatori di anomalia e criteri organizzativi volti ad agevolare l’intercettazione delle operazioni sospette da parte di tali enti, i segnali di attivazione risultano ancora assolutamente sporadici. Le poche segnalazioni pervenute (21 nell’intero 2015 e solo 7 nel primo semestre 2016) confermano che gli uffi ci della Pubblica amministrazione possono costituire un osservatorio privilegiato per cogliere sospetti di riciclaggio fondati, di grande interesse e non duplicativi di quanto può essere rilevato dagli operatori privati. In un contesto di sempre maggiore attenzione ai profili della prevenzione, dell’etica e dell’integrità, costituisce motivo di forte perplessità il fatto che l’opportunità della collaborazione, più ancora che il dovere, non sia stata finora colta», conclude Clemente.

 

A cura di Italia Oggi del 30/08/2016 pag. 28 – Autore: Cristina Bartelli


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