I LIMITI AL SUBAPPALTO VANNO GIUSTIFICATI

Tipologia
Notizia
Data
12/08/2016

Lo dice la Corte di Giustizia UE

Illegittimo prevedere obbligo di svolgimento di una quota dell’appalto con risorse proprie se non vi sono esigenze di competenze particolari. Lo afferma la sentenza della Corte europea del 14 luglio 2016 n. C-406/14 che ha si è trovata a giudicare della legittimità di una clausola di un capitolato che obbligava l’esecutore dell’appalto a eseguire una quota di lavori con risorse proprie per almeno il 25% del totale dei lavori, peraltro oggetto di finanziamento da parte di fondi europei. I giudici ricostruiscono il quadro normativo vigente all’epoca della gara bandita in Polonia e censurano il comportamento della stazione appaltante partendo dalla considerazione che la direttiva 2004/18 deve essere interpretata nel senso che un’amministrazione aggiudicatrice non è autorizzata a imporre, mediante una clausola del capitolato d’oneri di un appalto pubblico di lavori, che il futuro aggiudicatario esegua una determinata percentuale dei lavori oggetto di detto appalto avvalendosi di risorse proprie. Nella sentenza si legge che una clausola come quella prevista dalla stazione appaltante, che si limita a fissare implicitamente una percentuale dei lavori, non consentirebbe di determinare se la restrizione del ricorso al subappalto riguardi lavori la cui esecuzione necessita di competenze particolari. Inoltre, dicono i giudici, questa previsione si configura come irregolarità anche rispetto alla normativa in materia di utilizzo dei fondi Ue. Anche in base all’ articolo 98 del regolamento europeo n. 1083/2006 del Consiglio, dell’11 luglio 2006, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione, il fatto che, nell’ambito di un appalto pubblico di lavori relativi ad un progetto che beneficia di un aiuto finanziario dell’Unione, l’amministrazione aggiudicatrice abbia imposto che il futuro aggiudicatario esegua almeno il 25% di tali lavori avvalendosi di risorse proprie, in violazione della direttiva 2004/18, costituisce un’«irregolarità» ai sensi di detto articolo 2, punto 7, che giustifi ca la necessità di applicare una rettifica finanziaria.

 

a cura di Italia Oggi del 12/08/2016 - Pag. 37


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