IN CASO D'APPALTO ANNULLATO IL DANNO SUBITO VA PROVATO

Tipologia
Notizia
Data
27/05/2016

Ai fini del risarcimento del danno derivante dall'annullamento dell'aggiudicazione di un appalto non è necessario provare la colpa della stazione appaltante; non è automatica la quantificazione del danno per equivalente nella misura del 10% del valore dell'appalto, che invece va provato in concreto. È quanto ha affermato il Consiglio di stato con la sentenza del 23 maggio 2015, n. 2111, della quarta sezione che prende in esame la richiesta di risarcimento del danno formulata a seguito dell'avvenuta impugnazione, con ricorso straordinario, dell'aggiudicazione di un appalto. Il Consiglio di stato ha ricostruito gli elementi chiave per la definizione del danno derivante da responsabilità extracontrattuale della stazione appaltante ritenendo che la struttura dell'illecito dell'amministrazione non diverga dal modello generale delineato dall'articolo 2043 del codice civile (elemento soggettivo, dolo o colpa, nesso di causalità, danno e ingiustizia del danno).
La sentenza ha precisato che, ai fini del risarcimento, non è necessario l'accertamento dell'elemento soggettivo «poiché il rimedio risarcitorio risponde al principio di effettività della tutela previsto dalla normativa comunitaria». Pertanto, ha detto il Consiglio di stato, si può prescindere dalla prova della colpa (o del dolo) della stazione appaltante. Invece, il danneggiato deve offrire la prova dell'an e del quantum del danno che assume di aver sofferto e offrire la prova dell'utile che in concreto avrebbe conseguito, qualora fosse risultato aggiudicatario dell'appalto.
Per quel che concerne la valutazione del danno, la sentenza ha chiarito che la valutazione equitativa (ai sensi dell'articolo 1226 cod. civ.), «è ammessa soltanto in presenza di situazione di impossibilità, o di estrema difficoltà, di una precisa prova sull'ammontare del danno». Detto ciò, «va esclusa la pretesa di ottenere l'equivalente del 10% dell'importo a base d'asta, sia perché detto criterio esula storicamente dalla materia risarcitoria, sia perché non può essere oggetto di applicazione automatica ed indifferenziata». Per i giudici, infatti, non si può presumere che il danno da lucro cessante del danneggiato sia commisurabile al 10% del detto importo; quindi è necessaria la prova concreta del danno subito.

a cura di "Italia Oggi"   Numero 126  pag. 43 del 27/05/2016 


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