IN SINTESI
Con la sentenza n. 375/2026, pubblicata il 18 settembre 2026, il TAR Molise, Sezione Prima, ha dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso di un Comune contro il rinnovo di una concessione idroelettrica. La giurisdizione spetta al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP) quando l’atto determina in modo diretto e stabile il volume d’acqua sfruttato. Anche se il ricorso è formalmente diretto contro il rinnovo, conta ciò che viene realmente contestato: la riduzione dei volumi, con effetti ambientali e sui corrispettivi. La causa può essere riassunta davanti al TSAP entro tre mesi dal passaggio in giudicato.
Giurisdizione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche: conta l’incidenza diretta sul regime idrico
Il caso: rinnovo con riduzione della potenza sfruttata
Un Comune ha impugnato la determinazione con cui la Regione ha rinnovato a una società la concessione di derivazione di acqua pubblica a uso idroelettrico. Il rinnovo prevedeva una riduzione del volume d’acqua sfruttato, con calo della potenza della centrale da 1.232 kW a 803 kW.
Il ricorso lamentava:
- l’assenza di una gara per l’assegnazione;
- l’insufficiente valutazione ambientale;
- un presunto conflitto di interessi;
- il difetto di motivazione, per la mancata considerazione delle osservazioni del Comune;
- la carenza di istruttoria.
Il Comune sosteneva che la riduzione non dipendesse dalle mutate condizioni naturali, ma dalla volontà di favorire il concessionario, con danni all’ambiente e alle entrate comunali da misure compensative.
La Regione e la società controinteressata hanno eccepito il difetto di giurisdizione e il difetto di interesse a ricorrere. In fase cautelare il TAR aveva già respinto la domanda con ordinanza n. 118 del 23 ottobre 2025, ritenendo le eccezioni in rito tali da impedire il fumus boni iuris.
Il principio di diritto affermato dal TAR
Al punto 8 il Collegio richiama l’art. 143, comma 1, del R.D. 1775/1933, che attribuisce al TSAP i ricorsi contro i provvedimenti in materia di acque pubbliche. Richiamando la Cassazione a Sezioni Unite (ordinanza n. 2710/2020), il TAR ricorda che spetta al TSAP «ogni controversia sugli atti amministrativi in materia di acque pubbliche» idonei a incidere in modo immediato e diretto sul regime delle acque e del demanio idrico.
Per la sentenza non basta il dato formale. Al punto 8.3 il TAR chiarisce che l’oggetto reale dell’impugnativa non era la scelta del concessionario, ma la scelta riduttiva del volume di acque in concessione. Quella determinazione incide, in via stabile e duratura, sul regime delle acque. Il TAR conclude che la controversia sul quantum di acqua destinato allo sfruttamento idroelettrico appartiene al TSAP, sia per l’impatto ambientale sia per i corrispettivi dovuti all’ente.
Il Collegio aggiunge un argomento sull’art. 133 c.p.a. Quella norma attribuisce al giudice amministrativo le controversie sulle concessioni di beni pubblici, ma esclude quelle su indennità, canoni e altri corrispettivi e quelle devolute ai tribunali delle acque. Questo vale anche quando il ricorso è proposto da terzi lesi dal provvedimento.
Che cos’è il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche
Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP) è un giudice speciale con giurisdizione di unico grado sui ricorsi contro i provvedimenti definitivi della pubblica amministrazione in materia di acque pubbliche. Ha sede a Roma ed è disciplinato dal testo unico sulle acque e sugli impianti elettrici (R.D. 1775/1933). Il TAR lo qualifica come giurisdizione amministrativa speciale con giurisdizione generale di legittimità, per incompetenza, eccesso di potere e violazione di legge.
La giurisdizione generale del giudice amministrativo si radica, invece, quando l’atto impugnato incide sull’acqua solo in modo strumentale, indiretto od occasionale, per esempio negli atti di procedure di affidamento di concessioni o appalti di opere relative alle acque, in cui rileva solo il rispetto delle regole procedurali.
Tabella di sintesi: quale giudice per quale atto
| Tipo di contestazione | Giudice competente | Criterio |
|---|---|---|
| Volume d’acqua concesso o derivato | TSAP | Incidenza diretta e stabile sul regime idrico |
| Modalità di utilizzo dell’acqua o assetto dei beni del demanio idrico | TSAP | Disciplina diretta dell’uso dell’acqua |
| Atti strumentali di procedure di affidamento di concessioni o appalti relativi alle acque | Giudice amministrativo (TAR) | Incidenza solo indiretta o occasionale |
| Indennità, canoni e corrispettivi della concessione | Fuori dalla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (art. 133 c.p.a.) | Esclusione espressa |
Verifiche operative sulla giurisdizione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche
Per amministrazioni, operatori e legali, la sentenza suggerisce una checklist prima di impugnare un rinnovo di concessione idrica:
- Individuare l’oggetto sostanziale della censura, non solo il provvedimento formalmente impugnato: è la scelta del concessionario o la quantità d’acqua?
- Verificare se l’atto incide direttamente sul regime delle acque: volumi, modalità di prelievo, assetto del demanio idrico.
- Distinguere gli atti strumentali (regolarità della procedura di affidamento) da quelli che disciplinano l’uso dell’acqua.
- Valutare gli effetti dedotti: se la lesione lamentata nasce dal volume derivato, l’impatto ambientale e i corrispettivi seguono lo stesso criterio.
- Controllare i termini per la riassunzione: tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che declina la giurisdizione (art. 11 c.p.a.).
- Verificare la propria legittimazione e il proprio interesse, perché difetto di interesse e di giurisdizione sono state eccezioni centrali in questo giudizio.
- Evitare l’errore frequente di costruire il ricorso su vizi procedurali (gara, motivazione) quando l’obiettivo reale è mettere in discussione le quantità concesse.
FAQ
Chi ha giurisdizione sul ricorso contro il rinnovo di una concessione idroelettrica?
Dipende da cosa si contesta davvero. Se l’atto incide direttamente sul regime delle acque, per esempio sui volumi sfruttati, la giurisdizione è del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (art. 143 R.D. 1775/1933). Se invece si contestano atti solo strumentali di una procedura di affidamento, resta la giurisdizione generale del giudice amministrativo.
Il TAR può decidere se il ricorso riguarda la riduzione dei volumi d’acqua derivati?
No. Secondo il TAR Molise (sentenza n. 375/2026), la controversia sulla legittimità della variazione del volume di acqua pubblica in concessione appartiene al TSAP. Questo vale sia per l’impatto ambientale sia per i corrispettivi dovuti all’ente. Il TAR dichiara quindi il ricorso inammissibile per difetto di giurisdizione.
Che cosa succede dopo la declaratoria di difetto di giurisdizione?
Il giudizio non si estingue. Opera la translatio judicii (art. 11 c.p.a.): la causa può essere riassunta davanti al TSAP entro il termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza. Scaduto il termine, il processo si estingue e si perde l’effetto conservativo della domanda originaria.
L’ente locale può impugnare un rinnovo di concessione idrica come terzo?
La sentenza riconosce che anche i terzi che si ritengono lesi possono ricorrere contro il provvedimento di concessione. Resta però necessario individuare il giudice corretto e dimostrare un interesse concreto. Qui l’interesse del Comune non è stato esaminato nel merito, perché il TAR si è fermato alla questione di giurisdizione.
Le controversie su canoni e indennità delle concessioni idriche spettano al giudice amministrativo?
No, almeno non in via esclusiva. L’art. 133 c.p.a. attribuisce al giudice amministrativo le concessioni di beni pubblici, ma esclude le controversie su indennità, canoni e altri corrispettivi e quelle devolute ai tribunali delle acque. Per questo la questione dei corrispettivi non ha spostato la competenza verso il TAR.
Quando il giudice amministrativo conserva la giurisdizione in materia di acque pubbliche?
Quando l’atto incide sul regime delle acque solo in modo indiretto, riflesso od occasionale. Come ricordato nella sentenza, ciò accade per gli atti inseriti in via strumentale in procedimenti di affidamento di concessioni o appalti relativi alle acque, dove rileva il rispetto delle norme procedurali.
Cosa insegna la giurisprudenza: riferimenti normativi e fonti
- TAR Molise, Sez. I, sentenza n. 375/2026, pubblicata il 18 settembre 2026, udienza del 16 settembre 2026: difetto di giurisdizione in favore del TSAP.
- TAR Molise, ordinanza n. 118 del 23 ottobre 2025: rigetto della domanda cautelare per le eccezioni in rito.
- Art. 143, comma 1, R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775 (testo unico sulle acque e sugli impianti elettrici): giurisdizione diretta del TSAP. La fonte riporta anche il numero “1175/1933” in un passaggio; il dato corretto sembra essere 1775/1933, da controllare su fonte ufficiale prima della pubblicazione.
- Art. 133 c.p.a.: giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo sulle concessioni di beni pubblici, con le eccezioni citate.
- Art. 11 c.p.a.: translatio judicii e termine di tre mesi per la riassunzione.
- Cass. civ., Sez. Unite, ordinanza n. 2710/2020, citata nella sentenza come orientamento uniforme.
- TAR Molise, sentenza n. 481/2022, richiamata nella decisione.
- Cons. Stato, Sez. V, n. 2902/2018; TAR Campania-Napoli, Sez. VII, n. 5256/2018; TAR Sardegna, Sez. I, n. 886/2016, citate ex multis nella sentenza.
A cura della redazione TuttoGare, con il contributo tecnico-giuridico di Studio Amica, specializzato in appalti pubblici e digitalizzazione della PA. Il presente contributo ha finalità informativa e non sostituisce la consulenza professionale su casi specifici.
Fonte: TAR Molise, Sezione Prima, sentenza n. 375/2026, pubblicata il 18 settembre 2026.

